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Il metodo

Come decidiamo che un numero è fuori dalla norma

Le scelte di metodo, con il loro prezzo scritto accanto. Non c’è un modo giusto in assoluto di leggere il carico di un calciatore: c’è un modo dichiarato, e uno nascosto. Questo è il nostro, dichiarato. I numeri citati vengono da una stagione simulata, non da un club vero.

14 capitoliAggiornato il 17 ottobre 2026

  • 01L’atleta contro sé stessoMai la media della squadra come metro di un giudizio: mostrerebbe i ruoli, non il carico.
  • 02Un buco non è uno zeroQuello che non si è misurato si dichiara: «non lo so» non è «va tutto bene».
  • 03Descrive, non prediceScostamenti, tendenze, cose da guardare. Nessun rischio e nessun giudizio di idoneità.
In questa pagina14 capitoli
01

Il metro

Contro che cosa si confronta un numero

1Il riferimento è l’atleta, non la squadra

Un esterno corre il doppio di un centrale, e un portiere non c’entra con nessuno dei due. Confrontare un giocatore con la media della rosa mostra la differenza fra i ruoli travestita da differenza di carico: il numero è vero, la domanda a cui risponde è un’altra.

Per questo il riferimento predefinito è la norma personale — la storia di quell’atleta, non della squadra — e l’ordine è fisso: prima sé stesso, poi il suo reparto se il gruppo è abbastanza numeroso, mai la media della squadra come metro di un giudizio (semaforo, segnalazioni, prontezza). Quando si ripiega sul reparto, o nei profili sulla squadra perché il reparto è troppo piccolo, il programma lo scrive.

Il prezzo

Un atleta nuovo non ha una norma finché non ha una storia. Il programma dice «non lo so» invece di prestargli quella di un altro. E il riferimento di un giorno si costruisce solo con i dati fino a quel giorno: guardando ottobre, il programma non sa niente di novembre — nemmeno per la gara tipo, che è la mediana delle partite già giocate.

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2Un martedì non è un martedì

Nel calcio la settimana ruota attorno alla partita, e ogni giorno del microciclo ha un carico atteso diverso per costruzione: MD-3 è il giorno duro, MD-1 è rifinitura, MD+1 è scarico. Il giorno del calendario, da solo, non dice niente — un martedì può essere MD-4 o MD+2, e sono due mondi.

Lo abbiamo misurato sulla stagione simulata: dentro uno stesso MD la variabilità del carico scende del 37% sulla distanza e del 47% sull’sRPE, quindi quasi metà di quello che sembrava rumore era il programma di allenamento. Sul wellness quasi niente: fra lo 0,5% e il 6%. Per questo il confronto fra giorni omologhi è il riferimento dove si guarda la settimana: il profilo del microciclo e l’ombra sui grafici (questo MD-3 contro i tuoi ultimi tre), le metriche che si misurano di rado, e anche le schede e la mappa che dicono chi guardare. Lì, sulle metriche che si sommano, ogni giornata di allenamento o di partita si confronta con i suoi ultimi 8 MD omologhi e, finché non ce ne sono abbastanza — circa dieci settimane —, con i giorni dello stesso tipo: allenamento con allenamento, partita con partita. Un riposo non entra mai nella norma di un allenamento, e il programma scrive quale dei due confronti ha usato. Anche le regole dei Flags che guardano il carico e il flag di una sola metrica nel Report usano questo confronto, con le soglie corrette per quanti giorni omologhi ci sono.

Il prezzo

Il calendario va tenuto: senza partite né etichette MD il programma non sa che giorno è, e il confronto per MD esce «n/d», dichiarato. Le etichette scritte dallo staff battono sempre il calcolo automatico: dentro una marcatura a mano c’è il giudizio su una settimana anomala — un’amichevole che non conta, una gara rinviata — che nessuna regola può dedurre. Se le sedute di palestra sono dichiarate, sulle metriche che si sommano il confronto per MD è fra le parti di campo e la palestra si confronta con le ultime palestre dell’atleta: la palestra si sposta col calendario (mercoledì MD-3 una settimana, MD-4 quella dopo), e confrontare il totale del giorno segnalerebbe il calendario, non l’atleta. ACWR, monotonia e il totale della settimana contano tutto il lavoro.

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3La partita e l’allenamento sono due popolazioni

Una gara sta su valori che nessun allenamento raggiunge. Sulla stagione simulata il giorno di gara sta, di mediana, 1,05 deviazioni standard sopra una norma che mescola tutti i giorni, e la supera di 1,5 nel 17% dei casi contro il 2,6% degli altri giorni: con gare e allenamenti nello stesso mucchio, il 53% delle segnalazioni cadeva sul 12% dei giorni.

Per questo la norma può tenere da parte le gare — la scelta è tua, e il programma scrive sempre quante gare ci sono nella finestra — e il giorno di gara — nella gara tipo, nel bersaglio di gara, nella disponibilità e nel post-partita; la norma personale lo tiene intero — si divide: la parte giocata è partita, il lavoro suppletivo di chi è rimasto in panchina è allenamento, come vuole lo standard di consenso sugli infortuni nel calcio. E 90′, 20′ e 0′ sono tre carichi che non si confrontano: senza i minuti giocati il programma scrive «n/d», mai che un convocato abbia giocato.

Il prezzo

Giudicare una gara contro le altre gare chiede storia: con una partita a settimana, una norma fatta di sole gare ha bisogno di due o tre mesi, e fino ad allora il giorno di gara esce «n/d».

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4Il portiere non è un giocatore con meno chilometri

Sul portiere il GPS è poco informativo: distanze e alte velocità sono basse per natura del ruolo, non per condizione. La soglia di 19,8 km/h, che per un giocatore di movimento vale il 53-61% della velocità massima, per il portiere della stagione simulata vale l’84%. Un semaforo costruito sul GPS lo dichiarerebbe «scarico» tutta la stagione, e insegnerebbe a ignorare le sue segnalazioni.

Per questo il portiere non entra mai nella norma di ruolo dei giocatori di movimento: i portieri fanno gruppo fra loro. E dove una schermata mostra una metrica GPS su di lui, il programma scrive che lì misura il ruolo e non la condizione — senza nascondere niente: su di lui contano di più pedane, wellness e sRPE.

Il prezzo

Con un solo portiere in rosa il confronto di ruolo non esiste, e si dichiara: resta il confronto con sé stesso, che è comunque il riferimento principale.

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02

Il dato

Che cosa entra nel calcolo, e che cosa no

5Le fonti non hanno tutte la stessa cadenza

Il GPS e il wellness si misurano ogni giorno; le pedane di forza una o due volte a settimana. Una finestra espressa in giorni che va bene per il carico è quasi vuota per il salto: in 28 giorni ci stanno 4 o 5 test, la metà degli 8 valori che servono a stimare una norma.

È un errore che abbiamo fatto e misurato: con la finestra del carico, la regola «carico alto più salto in calo» restava non valutabile su tutta la rosa — 11 atleti su 11, anche chi aveva più di 40 test. Ogni finestra ha una sua durata, e dove la cadenza non basta il programma lo dichiara invece di calcolare comunque. Da quando la finestra della norma si ricava dalla cadenza vera di quella metrica — la regola del salto ha una finestra sua, di 90 giorni, e dove una norma ancora non c’è si confronta l’ultimo test con il precedente — sulle pedane il 95% dei giorni che restavano muti dice qualcosa.

Il prezzo

Il tempo: sulle pedane la finestra si allunga finché ci stanno abbastanza test — 72 giorni con un test ogni 6 giorni, 84 con uno a settimana, al massimo 120 — e ne chiede altrettanti di storia, quindi su una metrica rada un club nuovo non vede niente per due o tre mesi. E il criterio non è la fonte ma quanti valori ci stanno davvero dentro: la cadenza si misura sulla rosa, non sul singolo, perché due compagni giudicati con righelli diversi non sarebbero più confrontabili proprio nella classifica che dice chi guardare per primo. Fa eccezione lo Studio di un atleta, che legge lui solo: lì la cadenza è la sua, e la finestra usata è scritta nel pannello.

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6Un buco non è un giorno di riposo

Uno zero è una misura: vuol dire che quel giorno l’atleta non ha lavorato. Un buco è l’assenza di una misura, e può voler dire che era in nazionale, che il GPS non è partito, o che nessuno ha caricato il file. Confonderli falsa ACWR, monotonia e z-score in modo invisibile: un carico mancante letto come zero, quel giorno, accende un falso «sotto la sua norma» — sulla stagione simulata sarebbe successo 10 volte — e poi allarga la variabilità della norma, così i giorni davvero anomali si vedono di meno.

A decidere è il calendario: un giorno marcato riposo senza misure vale zero, un giorno di allenamento o di partita senza misure resta un buco dichiarato. E sui grafici un’assenza si vede: quando i giorni mancanti superano il triplo del passo abituale della serie la linea si interrompe, e lo spazio vuoto è largo quanto l’assenza, fino a 40 giorni.

Il prezzo

Finché un giorno non è marcato, il programma non può sapere se è un buco: un giorno di tipo sconosciuto si comporta come prima — per il carico, uno zero — perché nel primo mese di un club il calendario è quasi sempre incompleto, e trattare ogni giorno non marcato come un buco lascerebbe senza norma proprio le prime settimane. Una finestra intera senza nessuna misura, però, non diventa uno zero: resta n/d, a meno che il calendario la segni tutta come riposo.

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7Quando cambia il fornitore, o il suo software

Rianalizzando gli stessi file di allenamento con una versione nuova del software del fabbricante, le accelerazioni contate sopra 1,5 m/s² sono scese in media da 251 a 177 per seduta, senza che gli atleti cambiassero niente: è cambiato il modo di contare. Lo stesso succede cambiando fornitore, e una norma personale costruita a cavallo del cambio mescola due strumenti.

Per questo il programma segna il giorno del cambio con una linea su ogni grafico, e quando una finestra di calcolo lo attraversa lo scrive accanto al numero. Il fornitore e la versione del software si dichiarano all’import: un giorno senza provenienza non viene letto come un cambio.

Il prezzo

Non si corregge: le equazioni che traducono un sistema nell’altro vanno costruite in casa e cambiano da modello a modello. Nelle settimane dopo il cambio la norma mescola due strumenti, e la nota lo dice finché la finestra non se ne è liberata.

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8Quando un cambiamento è vero, e quando conta

Sono due domande diverse e vanno tenute separate. La prima è dello strumento: da quanto cambia il test di ogni atleta da una seduta all’altra — le differenze fra test consecutivi, messe in comune su tutta la rosa — si ricava l’errore tipico, e da lì il cambiamento minimo rilevabile. Sotto quel numero, due misure non sono diverse: sono la stessa misura ripetuta. Le prove ripetute dentro la seduta — le tre prove di un CMJ sono righe distinte, non una media già fatta — rispondono a un’altra domanda: quanto è preciso il numero del giorno.

La seconda è una decisione, non una proprietà: quanto deve cambiare perché valga la pena guardarlo. Il programma la propone dai tuoi dati, in due modi che rispondono a due domande diverse, e la lascia dichiarare a te. Che i due numeri divergano è un’informazione, non un guasto: se il rumore è più grande della soglia che conta, quello strumento non è in grado di vedere ciò che ti interesserebbe.

Il prezzo

Se la sintesi della metrica è il «picco» — il salto migliore delle tre prove — non si può dire quanto sia preciso il numero del giorno: il massimo di tre prove non si ricava dal loro errore come una media. Il cambiamento minimo rilevabile invece resta, perché viene dalle differenze fra un giorno e l’altro. Il programma lo scrive, invece di inventare un numero.

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03

Il giudizio

Quando un numero diventa un colore

9La soglia sa su quanti valori è costruita

Uno z-score si legge come se la media e la deviazione standard fossero note. Non lo sono: si stimano dalla storia dell’atleta, e su una metrica che si prova ogni 7 giorni quella storia è una dozzina di valori. Una soglia fissa applicata a una stima così è più sicura di sé di quanto abbia il diritto di essere.

Per questo le soglie che sceglie il programma — semaforo, schede, mappa, panoramiche — si correggono per quanti valori contiene davvero la finestra: la distribuzione giusta è una t di Student, non una normale. Con 28 valori la soglia d’attenzione passa da 1,5 a circa 1,57 deviazioni; sul carico confrontato con 8 MD omologhi a circa 1,80; sulle pedane, con 12 valori, a 1,69. Anche le soglie che scrivi tu nei Flags — carico, wellness, salto e asimmetria — si correggono allo stesso modo, per quanti valori ha la norma di quell’atleta. La correzione presuppone valori distribuiti più o meno a campana: dove sono molto asimmetrici resta un ordine di grandezza, e i pannelli Z-score e Flag del Report lo segnalano quando misurano un’asimmetria forte.

Il prezzo

Qualche rosso in meno. Sulla stagione simulata cambiano circa il 3% dei giudizi, quasi tutti rossi diventati arancioni — ed è la direzione onesta, perché un rosso costruito su 12 valori era troppo sicuro di sé.

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10Poche segnalazioni, o nessuno le guarda

Un sistema che segnala il 40% dei giorni non segnala niente: insegna a ignorare il colore. È successo anche a noi — con la soglia a variazione percentuale le segnalazioni sulla distanza totale arrivavano al 48% dei giorni-atleta, perché dentro un microciclo il giorno duro sta naturalmente il 20% sopra il suo riferimento.

Passando allo z-score sulla norma del lavoro — ogni giornata contro i suoi ultimi giorni con lo stesso MD, partita contro partite, divisa per quanto varia quell’atleta — le segnalazioni sono scese all’11%, e il rapporto fra rossi e arancioni si è raddrizzato. Sopra lo scostamento del singolo numero ci sono quattro regole che guardano due cose insieme: carico alto e wellness in calo, lavoro sopra il solito dal test precedente e salto in calo, rientro da un’assenza con il carico già alto, asimmetria lontana dalla sua norma. Ogni segnalazione porta accanto i numeri che l’hanno accesa, e una regola che non si è potuta valutare lo dichiara: «non ho potuto guardare» non è «va tutto bene».

Il prezzo

Una norma chiede storia: finché la finestra non è piena e non contiene almeno 8 valori misurati, la norma non esiste e lo scostamento non si giudica. Sulle metriche rade, come le pedane, servono settimane: nel frattempo il programma confronta l’ultimo test con il precedente — al massimo arancione, mai rosso — e lo scrive.

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11Destra e sinistra: contro il suo solito, non contro il 10%

Una soglia uguale per tutti segnala sempre le stesse persone. C’è chi vive al 12% su un test ed è normale così — un lato dominante, un vecchio infortunio guarito — e chi passa dal 2 al 9% senza superare niente. Con il 10% fisso il primo si accende ogni settimana e il secondo mai: sulla stagione simulata 40 delle 45 segnalazioni cadono sullo stesso atleta.

Il programma legge i due valori dello stesso test, scrive quale lato è più debole e con quale formula — su un tempo il più debole è il più lento — e confronta l’asimmetria con la fascia del suo solito: il 25°–75° dei suoi ultimi 8 test, solo quelli di prima. «Da guardare» quando ne esce di almeno quanto la fascia è larga: con il solo 75° un atleta stabile ne uscirebbe in un test su tre, così in uno su dieci (31% → 10% dei test). Vale per qualunque coppia di metriche, di qualunque fornitore, anche inserite a mano.

Il prezzo

Servono storia e i due valori: sotto i 4 test dello stesso tipo il solito non esiste e l’asimmetria si mostra senza giudizio; con la sola percentuale del fornitore, senza i due lati, il programma la mostra a parte e lo scrive. Descrive una differenza fra i due lati: non prevede infortuni.

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12L’ACWR descrive, non predice

Il rapporto fra carico acuto e cronico è il numero più discusso della letteratura sul carico, e le critiche sono serie: calcolato nel modo classico, la settimana acuta sta dentro la finestra cronica, e i due numeri si correlano per costruzione matematica, non per quello che fa l’atleta.

Per questo il predefinito è disaccoppiato — il cronico è la media esponenziale di 28 giorni letta com’era sette giorni prima, così la settimana acuta non ci entra — e a media esponenziale. Dal carico cronico le assenze si escludono invece di contare come zero: contate come zero, un rientro con un carico del tutto normale uscirebbe a 3,0. La fascia 0,8–1,3 è disegnata in grigio: è un riferimento della letteratura, non una zona sicura. E l’ACWR non entra nel punteggio di prontezza: si legge accanto, come descrittore.

Il prezzo

Servono 35 giorni di storia prima del primo valore, e nessuna fascia dice «va bene»: l’ACWR descrive come è cambiato il carico, e lo scrive anche la sua nota nel prodotto.

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13Perché non predice, e non lo farà

Non esiste un punteggio di rischio, una probabilità di infortunio o una raccomandazione di idoneità. Non è prudenza commerciale: un sistema che predice è uno strumento di supporto alla decisione clinica, con tutto quello che comporta — e le promesse di previsione, in questo campo, non si sono mantenute.

Quello che il programma dice è: questo valore si discosta dalla norma di questo atleta di tanto, e questi sono i dati grezzi che lo generano. Il vocabolario è scelto apposta — «fuori dalla sua norma», «in calo», «da guardare» — e non contiene «a rischio». L’interpretazione resta all’operatore qualificato, e la frase sta dentro il prodotto, nelle schermate dove si configurano le soglie.

Il prezzo

Niente numero magico da portare in riunione: chi cerca la «probabilità di infortunio» qui non la trova, e anche il rientro dopo un infortunio resta quattro numeri separati, mai un punteggio che dica «pronto».

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04

Cominciare

Che cosa serve e che cosa aspettarsi

14Che cosa serve per cominciare

Un file CSV di qualunque fornitore e la rosa: non serve cambiare fornitore né installare un connettore. Le colonne si mappano una volta e il profilo si salva; le date della stagione e le partite in calendario servono per il microciclo, e si inseriscono in un pomeriggio.

Non serve decidere niente prima di vedere il primo numero: i predefiniti sono sensati, dichiarati e tutti modificabili, e i primi passi guidati accompagnano la configurazione una tappa alla volta.

Il prezzo

Il primo mese è soprattutto «non lo so», ed è corretto: una norma personale ha bisogno di storia. Sui dati quotidiani comincia a dire qualcosa dopo circa 4 settimane, sulle pedane dopo circa 10-12, a seconda di quanto spesso si testa; l’ACWR disaccoppiato chiede 35 giorni. Il programma lo scrive ogni volta, invece di riempire il vuoto.

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Le fonti

Gli studi su cui poggiano le scelte di questa pagina. I numeri citati vengono da una stagione simulata: dati sintetici costruiti sul calendario di una stagione vera, che mostrano come si comporta il metodo. Non sono scoperte sul calcio, e si rimisurano sui dati dei club.

  1. Foster C (1998). Monitoring training in athletes with reference to overtraining syndrome. Medicine & Science in Sports & Exercise 30(7):1164-1168.
  2. Hopkins WG (2000). Measures of reliability in sports medicine and science. Sports Medicine 30(1):1-15.
  3. Foster C, Florhaug JA, Franklin J, et al. (2001). A new approach to monitoring exercise training. Journal of Strength and Conditioning Research 15(1):109-115.
  4. Fuller CW, Ekstrand J, Junge A, et al. (2006). Consensus statement on injury definitions and data collection procedures in studies of football (soccer) injuries. British Journal of Sports Medicine 40(3):193-201.
  5. Buchheit M, Al Haddad H, Simpson BM, et al. (2014). Monitoring accelerations with GPS in football: time to slow down? International Journal of Sports Physiology and Performance 9(3):442-445.
  6. Bourdon PC, Cardinale M, Murray A, et al. (2017). Monitoring athlete training loads: consensus statement. International Journal of Sports Physiology and Performance 12(Suppl 2):S2161-S2170.
  7. Williams S, West S, Cross MJ, Stokes KA (2017). Better way to determine the acute:chronic workload ratio? British Journal of Sports Medicine 51(3):209-210.
  8. Lolli L, Batterham AM, Hawkins R, et al. (2019). Mathematical coupling causes spurious correlation within the conventional acute-to-chronic workload ratio calculations. British Journal of Sports Medicine 53(15):921-922.
  9. Impellizzeri FM, Tenan MS, Kempton T, Novak A, Coutts AJ (2020). Acute:chronic workload ratio: conceptual issues and fundamental pitfalls. International Journal of Sports Physiology and Performance 15(6):907-913.
  10. French DN, Torres Ronda L (eds.) (2022). NSCA’s Essentials of Sport Science. Human Kinetics.

Se il metodo ti convince, il resto si vede in mezz’ora.

  • 11%dei giorni-atleta con una segnalazione sulla distanza totale, non il 48%
  • 95%dei giorni-pedana che restavano muti adesso dice qualcosa
  • 0punteggi di rischio o probabilità di infortunio