In questo articolo
Che cosa impari
- Perché la media della rosa non è il metro giusto per giudicare un singolo atleta.
- Come si costruisce il «solito» di un atleta e come si legge un giorno contro di lui.
- A che cosa serve davvero la media di squadra.
Il problema
Chi ha lavorato in uno staff conosce la scena. La tabella della seduta sullo schermo, la media della squadra in fondo, rossi e verdi. Qualcuno indica il difensore centrale: «Lui è sotto». E il difensore aveva fatto esattamente quello che fa sempre in quel giorno della settimana. Nella stessa tabella, un centrocampista «in media» era almeno settecento metri sotto il suo solito, e nessuno lo guardava.
La tabella con la media della squadra in fondo è il primo report che quasi tutti abbiamo costruito. È comoda: un numero solo, tutti sopra o sotto, un colore. Il guaio è la domanda a cui risponde. Dice dove sta un atleta rispetto ai compagni. Non dice se quell'atleta oggi è diverso da sé stesso, che è la domanda che ci facciamo la mattina dopo una seduta.
Un difensore centrale e un centrocampista non corrono la stessa distanza nemmeno nella settimana più normale del mondo. Metterli sotto la stessa linea vuol dire misurare il ruolo, la struttura fisica, lo stile di gioco. Tutte cose vere, ma non cambiano da un martedì all'altro.
Un esempio coi numeri
Due atleti della stessa rosa, distanza totale in un (dati dimostrativi).
| Il suo solito negli MD-3 | Oggi | Media di squadra oggi | Contro la squadra | Contro sé stesso | |
|---|---|---|---|---|---|
| Centrocampista | 6.600 – 6.900 m | 5.900 m | 5.800 m | «sopra la media» | oltre il 10 % sotto il suo solito |
| Difensore centrale | 4.900 – 5.200 m | 5.300 m | 5.800 m | «sotto la media» | appena sopra il suo solito |
Con la media di squadra come metro, il centrocampista sembra a posto e il difensore sembra quello da guardare. Contro sé stessi, è il contrario: il centrocampista ha fatto molto meno del suo solito, il difensore ha fatto la sua giornata.
I conti, riga per riga, contro i due metri:
| Contro la media di squadra (5.800 m) | Contro il bordo più vicino del suo solito | |
|---|---|---|
| Centrocampista | (5.900 − 5.800) ÷ 5.800 = +1,7 % | (5.900 − 6.600) ÷ 6.600 = −10,6 % |
| Difensore centrale | (5.300 − 5.800) ÷ 5.800 = −8,6 % | (5.300 − 5.200) ÷ 5.200 = +1,9 % |
Contro la squadra il segno dice chi è più grande o più piccolo degli altri; contro sé stesso dice chi è cambiato. Sono due domande diverse, e i due segni qui sono rovesciati.
Non è un caso costruito apposta. Succede ogni volta che nella rosa convivono ruoli e corporature diversi, cioè sempre.
Che cosa dice la scienza
Il manuale della NSCA sulla sport science (NSCA's Essentials of Sport Science, il riferimento dell'esame CPSS) affronta la questione in due capitoli.
Nel capitolo 21, dedicato a come si presentano i dati, gli autori mettono a confronto due modi di leggere lo stesso questionario di benessere: i valori grezzi in classifica, un giocatore contro l'altro, e gli stessi valori di ciascun giocatore. La loro domanda è quella giusta: entrambe le viste rispondono a qualcosa, ma quale aiuta a prendere una decisione? La seconda, perché mette ogni atleta sulla sua scala: zero è il suo solito, −1,5 è un valore che per lui capita di rado. Aggiungono una cautela che vale la pena ricordare: questa trasformazione regge se i valori si distribuiscono più o meno a campana; se sono molto sbilanciati da una parte, non è il metodo adatto.
Il capitolo 6, su profili e benchmark, non butta via il confronto con gli altri: classificare gli atleti di una rosa in un test serve per vedere punti di forza e di debolezza, e i valori di riferimento servono per sapere dove si colloca qualcuno. Ma raccomanda che, quando si può, il confronto avvenga anche sul singolo, e ricorda che la variabilità di un atleta da un test all'altro è una delle cose da conoscere prima di interpretare un risultato.
Fuori dallo sport il tema ha un nome: le stime fatte su un gruppo non descrivono per forza come varia una persona nel tempo. Molenaar lo ha posto come problema di metodo già nel 2004; Fisher e colleghi nel 2018 lo hanno mostrato sui dati, confrontando la variabilità fra persone con quella dentro la stessa persona: le due non coincidevano. Nello sport, Thornton e colleghi (2019) passano in rassegna i metodi per analizzare i dati di monitoraggio di una squadra, compreso come stabilire se un cambiamento è significativo e come presentarlo all'allenatore in modo semplice.
Infine, per dire se un cambiamento è reale serve sapere quanto oscilla il test per quell'atleta: è l' descritto da Hopkins (2000), e il quadro di Swinton e colleghi (2018) mostra come usarlo per leggere la risposta individuale.
Gli errori più comuni
- Colorare il singolo contro la media del gruppo. Il colore finisce per misurare il ruolo e la corporatura, che non cambiano da un giorno all'altro.
- Costruire il solito con tutti i giorni insieme. Un MD-3 va confrontato con gli MD-3, la partita con le partite.
- Dimenticare il rumore. Una differenza più piccola dell' del test non dice che qualcosa è cambiato.
- Spacciare il confronto con gli altri per un giudizio quando l'atleta è appena arrivato e un solito non ce l'ha ancora: meglio dire «norma ancora corta».
A che cosa serve davvero la media di squadra
Non va buttata. Va usata per le domande giuste:
- descrivere la rosa: quanto ha lavorato il gruppo questa settimana, com'è andata la seduta;
- programmare: il carico di una seduta per il gruppo, la forma del microciclo;
- profilare: dove si colloca un atleta in un test rispetto ai compagni o a un riferimento esterno, per esempio in un settore giovanile (con le cautele sulla maturazione).
Quello che non deve fare è giudicare un cambiamento individuale.
Il cambio più grande non è nel foglio, è nella domanda che lo staff si fa la mattina. Non più «chi è sotto la media», ma «chi oggi è diverso da sé stesso».
Cita
MarkerDrift team (2026). La media di squadra non è una norma. MarkerDrift Journal. https://www.markerdrift.com/it/journal/la-media-di-squadra-non-e-una-normaArticoli collegati
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